Il Sentiero dei Briganti

Il Sentiero dei Briganti

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Un viaggio nell’Alta Tuscia

Se il titolo non vi ha trasmesso l’essenza dell’argomento, forse è necessario che leggiate questo piccolo excursus riguardo il percorso di Tiburzi e compagni, briganti di fine ‘800, che si snoda lungo 100 km, attraversando due Riserve naturali, due laghi, un’oasi del WWF, due sistemi fluviali e decine di aree archeologiche. Ad ogni modo voglio parlarvi subito del sentiero per evitare di annoiarvi troppo.

Lunghezza: 100 km circa. Sono 4 itinerari consecutivi, ognuno prende il nome di un brigante noto nella zona tra metà ‘800 ad inizi ‘900.

Come: a piedi o in bicicletta (il sentiero è piuttosto pianeggiante semplice).

Quando: da Maggio a Settembre.

Da dove: Riserva Naturale Monte Rufeno.

A dove: Ponte dell’Abbadia vicino Vulci.

Note: Lungo il percorso troverete una serie di cartelli numerati con l’indicazione della vostra posizione. Dal cartello nr. 44, il sentiero si snoda su una strada asfaltata per 14,5 km, fino al cartello nr. 49.

 

1. IL SENTIERO DI FIORAVANTI

Questo primo tratto è lungo 20.5 km, inizia dal Casal Monaldesca, all’interno della Riserva Naturale Monte Rufeno, prosegue nella valle del fiume Paglia (purissimo vista la presenza del gambero e del granchio di fiume, non inquinate) e si addentra nel lembo settentrionale del sistema vulcanico dei monti Volsini. Sulla destra potrete salutare il paese di Proceno e proseguendo per 3 km incontrerete prima Acquapendente e poi Onano, dove producono un aglio rosso fenomenale oltre al famoso farro del pugnolo: fate scorte perché avete appena finito la prima parte.

In breve: da Casal Monaldesca (Riserva Naturale Monte Rufeno) passa per la valle del Fiume Paglia, entra nei monti Volsini (zona nord del sistema montuoso), arriva a Proceno e dopo 3 km trovi Acquapendente seguito da Onano. Totale 20.5 km.

Cartelli lungo il sentiero (titoli): 1) Il sentiero dei Briganti; 2) la Riserva Natuarale di Monte Rufeno; 3) Giovanni Erpita e la bella Brigida; 4) La vita contadina; 5) La valle del Paglia; 6) Proceno: centro storico; 7) La bancata vulcanica; 8) Acquapendente: centro storico; 9) La Tuscia come il Far West: assalto alla corriera.

Un po’ di storia: il sentiero prende il nome dal “mite” Luciano Fioravanti, nato nel 1857, uno dei banditi locali più famigerati del tempo. Tra uno sparo e l’altro, nel 1889, diventa il braccio destro di Tiburzi e Biagini, i padrini di allora che, per verificare la sua fedeltà, lo obbligano ad assassinare il compagno Bettinelli. Riunito il nuovo gruppo, sempre per questioni di fiducia, muoiono in sequenza Biagini, Tiburzi e, nel 1900, anche lo stesso Fioravanti dopo una fucilata alla nuca.

 

2. IL SENTIERO DI ANSUINI

Giunti ad Onano vi dovrete dar da fare per altri 26 km (ricordatevi di comprare le buonissime lenticchie). Seguendo le indicazioni per il percorso attraverserete boschi, pianure coltivate e strade secondarie asfaltate fino ad arrivare a Grotte di Castro (noto per le patate). Dopo qualche km costeggerete il Lago di Bolsena salendo in quota per 900 metri, entrerete nel comune di Gradoli e vedrete la necropoli etrusca di Pianezza: giunti all’incrocio con la S.S. n. 489, girando a sinistra, potrete raggiungere il centro storico di San Lorenzo Nuovo; prendendo a destra, dopo 7 km di paesaggi incontaminati, arriverete alla chiesa di S. Magno, vera roccaforte dei briganti nel XIX secolo.

In breve: da Onano, passa per Grotte di Castro, costeggia il Lago di Bolsena, arriva a Gradoli e scegli, all’incrocio con la S.S. n. 489, se girare subito a destra per la Chiesa di S. Magno oppure se deviare a sinistra per San Lorenzo Nuovo. Totale 26 km.

Cartelli lungo il sentiero: 10) la civiltà di Rinaldone; 11) Onano: centro storico; 12) Grotte di Castro: centro storico; 13) il lago di Bolsena; 14) la Civita di Grotte di Castro; 15) la necropoli di Pianezze; 16) la capanna del pescatore; 17) la barca del lago di Bolsena; 18) questa macchia era di Chiappa e Nocchia; 19) Canale, Sinopoli e Moretto; 20) Gradoli: centro storico; 21) il brigadiere Preta a caccia di Ansuini e Menichetti.

Un po’ di storia: il Bandito Ansuini era simpatico, nonostante fosse considerato uno dei più feroci banditi del tempo, sembra che si sia sempre divertito a beffare le forze dell’ordine, e mi tornano in mente Totò e De Sica ne “i Marescialli”, anche se con meno fucilate e con meno morti ammazzati. Si racconta che cenasse nelle osterie vicino ai Brigadieri e che una volta, entrato in caserma ben vestito, avesse chiesto persino una scorta (subito concessa) “per paura dei banditi”, in vista di un viaggio in zona. Per il resto fu un comune malvivente: nato nel 1844 e scappato di prigione un paio di volte, da Roma prima, e da Porto Ercole poi, si dileguò nel nulla. E’ considerato uno degli ultimi banditi dell’Alto Lazio.

 

3. IL SENTIERO DI MENICHETTI

Pronti per altri 21 km? Ritornando nella parte dove avevate costeggiato il lago di Bolsena dovrete procedere sulla sinistra verso l’elevato  Passo della Montagnola (630 s.l.m.). In questa zona il panorama è splendido ma dovrete scendere verso Latera e, prima del cimitero, girare a destra e poi a sinistra, per proseguire verso la valle del Lago di Mezzano. Superato il lago si arriverà a Valentano dove si potrà scegliere se andare al centro storico oppure proseguire sulla destra, verso un piccolo promontorio che offre scorci pittoreschi: Manet sarebbe uscito dal suo studio per questo.

In breve: prendi per il Passo della Montagnola, scendi verso Latera, addentrati nella valle del lago di Mezzano fino a Valentano.

Cartelli lungo il sentiero: 22) il vulcanesimo volsino; 23) Latera: centro storico; 24) David Biscarini e Vincenzo Pastorini, briganti; 25) Mezzano: l’abitato protostorico; 26) Valentano: centro storico; 27) i briganti di Latera; 28) preistoria nella caldera di Latera; 29) i cistercensi a Santa Maria di Sala; 30) così finiscono i traditori! Parola di Tiburzi e Biagini; 31) la Riserva Naturale Selva del Lamone; 32) la flora e la fauna nella Selva del Lamone; 33) Tiburzi, Biagini e la banda.

Un po’ di storia: Damiano Menichetti non nasce fortunato: nato a Tuscania nel 1858, vive un’infanzia di stenti ed elemosina; trasferitosi a Roma inizia con crimini da strada e fa dentro-fuori dalla galera una decina di volte. Condannato a 10 anni per omicido (per futili motivi) e rinchiuso a Forte Filippo (sul Monte Argentario), evade nel 1890 con Ansuini, iniziando a seguirlo nei suoi funny games attorno le zone di Valentano, Bassano e Vitorchiano. Non si sa molto della fine di quest’uomo, per lo meno io ho trovato ben poco, ma posso dire che poteva risparmiarsi l’omicidio del brigadiere Sebastiano Preta, poco prima di essere catturato.

 

4. IL SENTIERO DI TIBURZI

Ok, mancano solo 16,5 km alla fine. In questo tratto, il percorso attraversa la Riserva Naturale della Selva del Lamone, passando per la distrutta città di Castro (da qui è possibile deviare per Farnese ed Ischia) ed arrivando a Vulci, nel territorio di Canino. Non c’è molto da dire, se non che il cammino, lungo la via che si chiama cava, nel tratto del fiume Olpeta è ricco di abitati rupestri abbandonati (molto suggestivo), oltre alla presenza di fenomeni carsici, grotte naturali, romitori (o eremi) e paesaggi agricoli. Superata la via cava, si prosegue sulla sinistra verso Vulci oppure si decide di passare per il borgo di Pianino fino a Cellere, paese natale di Tiburzi. Rimanendo sulla nei pressi di Vulci si può proseguire per il ponte dell’Abbadia e raggiungere il castello, sede del sito archeologico: portate batterie aggiuntive per le vostre reflex.

In breve: passa per la Riserva Naturale della Selva del Lamone, supera Castro, ed arriva a Vulci. In alternativa dopo Castro, prendi per Pianino e raggiungi Cellere.

Cartelli lungo il sentiero: 34) gli antichi mestieri del Lamone; 35) la società anonima: rapimenti ed estorsioni; 36) le tombe dei Briganti; 37) Farnese: centro storico; 38) Castro: l’abitato e il Ducato; 39) le vie cave degli Etruschi; 40) Ischia di Castro: centro storico; 41) quel giorno alla grotta del paternale; 42) Cellere: centro storico; 43) il sanguinario veleno e il povero parroco; 44) Giuseppe Basili: una mina vagante; 1a) i Romitori del Fiora; 2a) il Fiora; 45) Canino: centro storico; 46) Archeologia a Torre Cragnola; 47) Domenico Biagini, detto il “curato”; 48) l’oasi del WWF; 49) Luciano Fioravanti, strumento di vendetta.

Un po’ di storia: Domenico Tiburzi è stato il brigante più nobile di tutti perché aveva un codice, una morale, una sintesi tra Jesse James e Robin Hood . Credeva nella giustizia sociale, a modo suo, e il pizzo richiesto ai signorotti in cambio di protezione veniva in parte dato ai più poveri in cambio di informazioni e servizi preziosi. Uccise 17 volte, solo per difesa o per eliminare spie scomode, ma rifiutò sempre la violenza gratuita ed era contrario all’uccisione dei carabinieri, i “poveri figli di mamma”. Beccato a Capalbio e ferito ad una gamba non è chiaro come salutò questa terra, forse ucciso dagli stessi carabinieri o forse suicidatosi per non costituirsi. La leggenda vuole che, dopo la morte, furono i cittadini di Capalbio a richiedere una degna sepoltura per lui, negata invece dal parroco: il compromesso fu che gli arti inferiori vennero seppelliti in cimitero mentre la parte superiore (sede dell’anima) fuori.

Buon viaggio!

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