Anche la Tuscia è etrusca!

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In un recente articolo sul Corriere della Sera, ho letto che uno studio condotto da Guido Barbujani, docente di genetica dell’Università di Ferrara, e David Caramelli, docente di antropologia dell’Università di Firenze, è stato confermata l’origine autoctona degli etruschi: in pratica, non erano originari dell’Anatolia. Lo studio è stato condotto attraverso un esame del DNA e il Dr. Barbujani ha affermato di aver “visto come l’eredità biologica degli etruschi sia ancora viva, anche se in una minoranza dei toscani”. Sebbene, non possa contestare l’evidenza della scienza e considerando lo studio limitato alla zona di Volterra, devo ammettere di essermi sentito ferito nel mio orgoglio etrusco-viterbese dal momento che non si accennava minimamente alle nostre zone. Ora vorrei prendermi una rivincita scherzosa con il Prof. Barbujani presentando 5 siti archeologici etruschi delle nostre terre come a dire: “Qui ci sono i veri etruschi”.

1. La Necropoli di San Giuliano (Barbarano Romano)

La Necropoli di San Giuliano è bella. Situata a circa 2 Km dall'abitato di Barbarano Romano, si trova all'interno del Parco Regionale Marturanum e rappresenta un'importante testimonianza delle fasi etrusche, dal X al I secolo a.C. Nell'area sono infatti presenti tipologie tombali che abbracciano un arco temporale vasto, dalle tombe a pozzetto Villanoviane fino ai grandi sepolcri rupestri del III e II secolo a.C.; passeggiare nella necropoli è come sfogliare un trattato completo delle tipologie architettoniche etrusche: grandi tumuli costruiti in blocchi o ricavati nel tufo, tombe a camera, tombe a dado o semidado con terrazza superiore accessibile da scalinata. Miscelate ad esse tombe a fossa, a nicchia, a loculo, e ancora urne e sarcofagi immersi nella vegetazione. La zona dei vari nuclei di necropoli è molto estesa ed è resa molto suggestiva dalla fitta vegetazione presente nell'area (protetta), nonché dall'incombenza degli alti costoni di tufo rosso, essi stessi vero e proprio monumento alla geologia della zona.

2. Luni sul Mignone (Blera)

Luni sul Mignone è un sito non facilmente raggiungibile, ma ce la farete: l’impegno fisico che l’escursione richiede è ampiamente ripagata dalle importanti visioni archeologiche e dalla bellezza che l’ambiente naturalistico offre. Sui bordi dell’acropoli sono ancora visibili a tratti le fortificazioni della città etrusca mentre sul pianoro sono state riportate alla luce resti di numerose capanne dell’età del bronzo; tra queste una in particolare si distingue per le sue enormi dimensioni e si pensa fosse stata l’abitazione di un importante personaggio o un luogo di culto. Nel corso delle campagne di scavo sono stati inoltre ritrovati frammenti di ceramica micenea che testimoniano importanti contatti culturali con le antiche civiltà dell’Egeo.

3. La necropoli di Bisenzo (Capodimonte)

Il promontorio di Bisenzio si erge su un’altura di oltre 400 m. a nord di Capodimonte, di fronte all’isola Bisentina. E’ ricco di numerosissimi reperti di epoca villanoviana, etrusca e romana, sulle sue pendici e nella zona antistante la riva del lago che documentano insediamenti antichissimi la cui fioritura è databile tra il  IX e il  VI sec. a.C. Sono presenti più di dieci necropoli, le più importanti delle quali sono quelle in località Olmo Bello, Polledrara e Bucacce. Bisenzio (o Bisenzo), è indicata dallo storico latino Plinio il giovane come una delle più importanti città etrusche! Manteneva relazioni commerciali con Tarquinia, al cui entroterra probabilmente apparteneva, con Vulci e con Vetulonia. L'antica città lasciò il posto nel V sec. A.C., in seguito all'occupazione romana,  alla nuova città di Visentum, che sarà  municipio della tribù Sabatina, per essere poi nuovamente distrutta al tempo delle invasioni barbariche. Gli importantissimi ritrovamenti sono oggi conservati nei musei di tutto il mondo (da New York a Chicago, da Parigi a Copenaghen…). Un reperto molto noto è una situla (dal latino “secchia”) in bronzo risalente alla fine dell’VIII sec. a.C. che forse rappresenta una sorta di cerimonia o celebrazione legata ad un qualche culto che non conosciamo. A proposito, è stata ritrovata anche una dentiera d’oro che dimostra le capacità odontoiatriche degli antichi etruschi.

4. Norchia e la Necropoli del fosso del Pile (Vetralla)

Norchia (chiamata anche Orcla, in periodi remoti) fu un insediamento etrusco, con un economia basata principalmente sull’agricoltura ed ebbe il suo apice tra il IV e il II secolo a.C. Situato sul tracciato della via Clodia, sorgeva su uno stretto pianoro tra i torrenti Pile e Acqualta, nel Biedano. La fama di Norchia è principalmente legata alle spettacolari necropoli rupestri che la circondano e alle strutture agricole, espressione della ricchezza dell’aristocrazia che la popolava. La varietà dei tipi architettonici è vastissima, le tombe a facciata sono in due o tre ordini disposti su gradoni in parte naturali, in parte costruiti. Importanti la Tomba delle Tre Teste, la Tomba Prostila, la Tomba Ciarlanti, la Tomba a Canino ed il complesso delle Tombe Smurinas, sul fosso del Pile. Un altro settore monumentale importante è quello che ospita Tomba Lattanzi, con il gruppo delle scenografiche Tombe a Tempio che si affacciano sul fosso dell'Acqualta. La tipologia più frequente è quella delle tombe a dado con la peculiarità per Norchia del vano di sottofacciata aperto a portico. La parte superiore, il dado vero e proprio, reca scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione (gocce di vino o di latte venivano sparse sull'altare in onore agli dèi), una scala conduceva poi al portico colonnato dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi.

5. La necropoli di Pianezze e la Tomba Rossa (Grotte di Castro)

Attorno all’altura tufacea (20 ettari) della “Civita” di Grotte di Castro è possibile ammirare uno dei maggiori insediamenti etruschi costituito da un complesso sistema di necropoli, in uso tra la prima metà del VII ed il III secolo a.C. Queste costruzioni sono presenti migliaia di tombe ipogee, di varie dimensioni e tipologie: da quelle monoposto “a cassone” del VII secolo a.C. a quelle monumentali, destinate ad interi nuclei familiari. La necropoli di Pianezze si trova poco fuori l’agglomerato, a ridosso del sentiero dei Briganti, poiché secondo una tradizione, in vigore presso le antiche popolazioni, perdutasi nel Medioevo e ripristinata dall’editto napoleonico di Saint Cloud (1804), i morti dovevano essere sepolti in zone dedicate, fuori dai luoghi della vita quotidiana. All’interno del sito, tutte le tombe, dotate di un ampio corridoio sono disposte l’una accanto l’altra distribuite lungo la strada che porta a Grotte di Castro.
La cosiddetta “Tomba Rossa”, risalente al VI secolo a.C., fornisce importanti informazioni sull’architettura domestica etrusca perché ne imita le fattezze: sul fondo dell’atrio, una piccola stanza funeraria destinata ai creatori della struttura; sul pavimento diverse fosse per i membri della famiglia, mentre sulla parete e sul soffitto sono dipinte colonne e travi di legno, quasi ad imitare una vera e propria abitazione.

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