Acquapendente: farro e Pugnaloni

Acquapendente: farro e Pugnaloni

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Noi non c’eravamo...

Mi devo sdebitare con la città di Acquapendente per 2 motivi: non ho mai partecipato alla tradizionale festa dei Pugnaloni (domenica scorsa) e non ho mai assaggiato il farro del Pugnolo. Mi hanno detto che è gravissimo e nell’ultimo contatto telefonico con un produttore locale, ad un mio accenno d’incomprensione “Farro di che?” è seguito un attimo di silenzio con probabile intenzione di insulto da parte sua. Ora mi sono documentato.

I Pugnaloni

Per iniziare, la festa dei Pugnaloni non è un festa nata ieri, non è neanche dello scorso secolo, ma ha 847 anni esatti e si svolge a metà maggio. Come la maggior parte delle tradizioni, si parte da una leggenda (o credenza): essa narra che nel 1166 nelle campagne d’Acquapendente, allora sotto il dominio di Federico Barbarossa, due contadini avrebbero assistito ad un miracolo, ovvero alla fioritura improvvisa di un ciliegio secco. Il popolo conosciuto il fatto e consideratolo di buon auspicio, decise di insorgere armato di pugnoli (o pugnaloni, cioè lunghi bastoni con la punta di ferro) scacciando il sovrano e distruggendo il castello. Da allora nasce la tradizione che, oltre a commemorare serve a porgere un ringraziamento alla Madonna.

Si tratta, in pratica, di una processione religiosa ma, mentre in antichità venivano portati lungo il tragitto pugnoli ornati di ginestre (per ricordare il miracolo),  oggi quegli arnesi sono stati sostituiti da enormi quadri (2,6m x 3,6m), composti da foglie e fiori, che sfilano nel paese. Successivamente si svolge un concorso per l’assegnazione del premio alla migliore composizione: rifatevi gli occhi.

Ma nella tradizione è presente anche un’altra tradizione ancora più antica (tipo matrioska): la produzione del farro del pugnolo.

"Era un radioso giorno di maggio del 1166, il farro nei campi cominciava ad emettere le prime spighe, i contadini erano intenti a ripulirlo dalle malerbe quando udirono il suono della campana che li chiamava all'adunata; era il segnale che aspettavano. I contadini non avevano armi ma sapevano di andare a combattere per riconquistare la libertà, e così, armati con gli arnesi di lavoro e con il PUNGOLO tante volte usato per ripulire l'aratro ed incitare i buoi e vanno a riprendersi la libertà. Poi la gran festa per le strade della città con il pungolo ornato di fiori e spighe di farro”.

Si capisce che l’attività lavorativa era incentrata sull’agricoltura ed in particolare sulla produzione di quel legume ed è necessario che vi dia qualche informazione in più, perché non è un legume qualsiasi: viene prodotto in piccole quantità, da poche azienda locale, in un’area ristretta che si estende su appena 3-4 ettari di terreno.

Il prodotto che viene ottenuto presenta delle caratteristiche organolettiche molto particolari, dovute alle specifiche condizioni del territorio, anche in termini climatici, insieme alle tecniche di lavorazione artigianali del prodotto. Nello specifico non vengono utilizzati prodotti tipici e si sfrutta un terreno di media permeabilità, profondo e privo di scheletro, dove le precipitazioni si aggirano attorno agli 800 – 900 mm di pioggia. Il suo sviluppo (il farro del pugnolo è ancora in questa fase) è legato attualmente alla diffusione di determinati tipi di diete o a regimi alimentari alternativi. E’ necessario allora che vi proponga alcune ricette:

  • minestre di farro semplice;
  • minestre di farro e fagioli;
  • minestre di farro e lenticchie;
  • fettuccine all’uovo con farina di farro;
  • pane di farro.

Qualora non siate ancora convinti, posso dirvi anche che è ricco di sali minerali, in particolare magnesio, potassio, selenio e importanti microelementi, oltre a proteine, fibre e acido fitico; ha proprietà antianemiche e combatte i radicali liberi. Quindi comprate farro del pugnolo e andate almeno una volta nella vita alla festa dei Pugnaloni, io farò altrettanto.

Tradizione